14 Set Monitoraggio CO₂ nelle scuole: ventilazione, ricambi d’aria e quando intervenire

Con il rientro a scuola, aule, laboratori e spazi condivisi tornano a essere occupati per molte ore consecutive. Aumentano la concentrazione di CO₂, il calore e l’umidità, mentre possono accumularsi odori e altri contaminanti.
In questo contesto, monitorare la CO₂ permette di ottenere un’informazione utile su un aspetto preciso: il rapporto tra occupazione dell’ambiente e ricambio d’aria.
Il dato, però, è utile solo se viene utilizzato per prendere decisioni. Il percorso corretto è quindi semplice: misurare → interpretare → intervenire.
Se la criticità è occasionale, può essere sufficiente modificare la gestione dei ricambi d’aria. Se invece gli stessi problemi si ripresentano sistematicamente, occorre andare oltre il sensore e verificare come è realmente ventilato l’edificio, valutando anche funzionamento, portate e condizioni degli eventuali impianti di ventilazione o Ventilazione Meccanica Controllata (VMC).
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ToggleCO₂ nelle aule: cosa ci dice realmente il dato
L’anidride carbonica è prodotta naturalmente dalla respirazione.
Quando molte persone occupano un ambiente chiuso, la sua concentrazione tende ad aumentare se il ricambio con l’aria esterna non è sufficiente. Il suo andamento dipende quindi dal numero di occupanti, dal volume dell’aula, dalla durata della permanenza e dalla ventilazione disponibile.
È proprio questa relazione a rendere la CO₂ un parametro utile nelle scuole.
Una concentrazione che aumenta rapidamente durante la lezione può indicare che, rispetto all’occupazione presente, il ricambio d’aria non è sufficiente.
È però importante delimitare correttamente ciò che il dato può dirci.
La CO₂ non rappresenta da sola la qualità complessiva dell’aria indoor. L’Istituto Superiore di Sanità, nel Rapporto ISTISAN 20/3 dedicato alla qualità dell’aria negli ambienti scolastici, considera infatti numerosi contaminanti chimici e biologici: COV, particolato PM10 e PM2,5, microinquinanti, metalli, batteri, virus, funghi e allergeni.
Il monitoraggio della CO₂ deve quindi essere utilizzato soprattutto come indicatore utile a comprendere il rapporto tra presenza delle persone e ventilazione, non come analisi completa della qualità dell’aria.
Come monitorare correttamente la CO₂ in aula
Installare un sensore e leggere occasionalmente il valore visualizzato non significa ancora monitorare.
Per ottenere informazioni realmente utili è necessario osservare come il dato cambia nel tempo e in relazione all’utilizzo dell’aula.
Alcuni accorgimenti aiutano a rendere la misurazione più rappresentativa:
- Posizionare correttamente il sensore. Deve trovarsi in una zona rappresentativa dell’ambiente occupato, seguendo le indicazioni del produttore ed evitando la vicinanza diretta a finestre, porte, bocchette di ventilazione, fonti di calore o la respirazione ravvicinata delle persone.
- Osservare l’andamento durante la giornata. È più utile sapere come varia la CO₂ durante una lezione rispetto a conoscere un singolo valore rilevato in un momento casuale.
- Mettere in relazione il dato con le presenze. Numero di studenti e durata dell’occupazione incidono direttamente sull’andamento della concentrazione.
- Verificare cosa accade dopo un ricambio d’aria. Il monitoraggio permette di osservare quanto rapidamente la concentrazione diminuisce e quanto tempo impiega a risalire una volta richiuse le finestre.
- Confrontare ambienti e fasce orarie differenti. Se il problema compare sempre nella stessa aula o negli stessi momenti della giornata, il dato comincia a fornire indicazioni utili per stabilire dove approfondire.
Il valore maggiore del monitoraggio sta quindi nel profilo temporale, non nella singola lettura.
Quali valori di CO₂ considerare in un’aula?
È uno dei punti sui quali occorre maggiore attenzione.
Il valore di 1.000 ppm viene spesso utilizzato come riferimento. Il progetto SEARCH del Ministero della Salute richiama, ad esempio, lo standard ASHRAE 62-1989, che indicava 1.000 ppm come valore di riferimento per le condizioni di comfort.
Non deve però essere interpretato come un confine sanitario universale tra “aria buona” e “aria cattiva”.
L’Istituto Superiore di Sanità, nel rapporto dedicato alla presenza di CO₂ negli ambienti indoor, evidenzia infatti come, in assenza di un unico riferimento normativo nazionale, esistano valori guida e criteri differenti utilizzati da organismi e Paesi diversi.
Per la gestione pratica di un’aula è quindi più utile considerare il valore insieme al suo andamento, alla concentrazione esterna, al numero di persone presenti e alle caratteristiche della ventilazione.
Se durante l’occupazione la CO₂ aumenta regolarmente e rimane elevata fino all’apertura delle finestre o alla maggiore attivazione della ventilazione, il dato segnala soprattutto la necessità di verificare se il ricambio d’aria è adeguato alle condizioni reali di utilizzo.
Aprire le finestre è sufficiente?
Negli edifici scolastici privi di ventilazione meccanica, l’apertura delle finestre rappresenta il principale strumento disponibile per rinnovare l’aria.
Ma non esiste una frequenza di apertura valida per qualsiasi aula.
L’efficacia della ventilazione naturale dipende dal numero di occupanti, dalle dimensioni del locale, dall’ampiezza e dalla posizione delle finestre, dalla possibilità di creare ventilazione trasversale e dalle condizioni climatiche esterne.
Il monitoraggio permette di verificare concretamente l’effetto delle abitudini adottate.
Se dopo l’apertura delle finestre la CO₂ diminuisce e rimane su livelli contenuti per un periodo compatibile con l’attività dell’aula, può essere sufficiente riorganizzare frequenza e durata dei ricambi.
Se invece la concentrazione torna rapidamente ad aumentare ogni volta che le finestre vengono chiuse, oppure il problema si presenta sistematicamente durante la giornata, continuare semplicemente ad aumentare le aperture può non essere la risposta più efficace.
Soprattutto in inverno, inoltre, ventilazione, comfort termico ed efficienza energetica devono essere gestiti insieme.
È qui che il monitoraggio smette di essere soltanto uno strumento per decidere quando aprire una finestra e diventa il punto di partenza per valutare come è realmente ventilato l’edificio.
Problema occasionale o ricorrente? Quando serve una verifica tecnica
La distinzione è fondamentale.
Se il problema è episodico, il primo intervento riguarda la gestione: ricambi più efficaci, ventilazione trasversale quando possibile, organizzazione delle aperture in funzione delle lezioni e valutazione dell’occupazione degli spazi.
Se il problema è sistematico, occorre invece analizzarne le cause.
Un andamento ricorrente della CO₂ può rendere opportuno verificare:
- Modalità effettive di ricambio dell’aria.
- Portate degli impianti di ventilazione presenti.
- Regolazione e funzionamento dei sistemi.
- Stato di filtri e componenti.
- Manutenzione dell’impianto.
- Coerenza tra prestazioni dell’impianto e occupazione reale degli ambienti.
È in questa fase che la valutazione tecnica diventa determinante.
Cointec interviene proprio nel passaggio dal dato alla valutazione tecnica del sistema edificio-impianto, verificando le condizioni di funzionamento degli impianti aeraulici e individuando eventuali criticità sulle quali intervenire.
Il monitoraggio della CO₂ non può, invece, stabilire se un impianto sia igienicamente contaminato: per valutare le condizioni igieniche servono controlli specifici sull’impianto.
VMC nelle scuole: quando la ventilazione diventa parte dell’impianto
Quando la sola ventilazione naturale non permette di gestire efficacemente e con continuità il ricambio d’aria, può essere necessario valutare soluzioni impiantistiche.
La Ventilazione Meccanica Controllata (VMC) consente di gestire il rinnovo dell’aria senza affidarlo esclusivamente all’apertura manuale delle finestre. Nei sistemi a doppio flusso, l’aria interna viene estratta mentre quella esterna viene immessa negli ambienti, con filtrazione e recupero di parte dell’energia termica.
La presenza di una VMC, però, non garantisce automaticamente che il ricambio sia adeguato.
Dimensionamento, portate, regolazione, distribuzione dell’aria e manutenzione incidono sulle prestazioni effettive del sistema. Una VMC deve quindi essere correttamente progettata, regolata e mantenuta per assicurare le portate previste e un funzionamento efficiente.
Se il monitoraggio evidenzia criticità ricorrenti in un edificio già dotato di ventilazione meccanica, la domanda non è quindi semplicemente “la VMC funziona?”, ma “sta garantendo il ricambio necessario nelle reali condizioni di utilizzo dell’edificio?”.
Ventilazione e igiene degli impianti: due verifiche differenti
Prestazioni e condizioni igieniche di un impianto aeraulico sono aspetti collegati alla sua corretta gestione, ma devono essere verificati con strumenti differenti.
Una concentrazione elevata di CO₂ può contribuire a evidenziare un problema di ricambio d’aria rispetto all’occupazione. Non dimostra invece la presenza di sporco, muffe, contaminazione microbiologica o altre criticità igieniche nei condotti.
Queste condizioni devono essere accertate attraverso ispezioni e verifiche specifiche.
Negli edifici scolastici dotati di impianti aeraulici, la valutazione può quindi procedere su due livelli: da una parte verificare che il sistema garantisca le portate e il ricambio necessari; dall’altra controllare lo stato di manutenzione e, quando necessario, le condizioni igieniche di UTA, condotti, terminali e altri componenti.
Se emergono criticità, è possibile definire gli interventi di manutenzione, pulizia o bonifica necessari sulla base delle condizioni effettivamente riscontrate.
Dal monitoraggio alla priorità d’intervento
Uno dei vantaggi del monitoraggio è la possibilità di evitare interventi generalizzati senza conoscere prima il problema.
Due aule dello stesso edificio possono comportarsi in maniera molto diversa per volume, numero di studenti, esposizione, superfici apribili e distribuzione dell’aria.
Raccogliere dati durante periodi rappresentativi permette di capire dove e quando si presentano le criticità e di stabilire una priorità.
La sequenza diventa quindi: monitoraggio → individuazione della criticità → verifica della causa → intervento.
Se basta modificare la gestione dei ricambi, non è necessario trasformare il problema in un intervento impiantistico.
Se invece la criticità persiste, il dato fornisce un’indicazione concreta per approfondire il funzionamento dell’edificio e dei suoi sistemi di ventilazione.
È questo il punto nel quale il monitoraggio acquisisce valore tecnico: non perché fornisce da solo una diagnosi, ma perché permette di capire dove è necessario cercarla.
Misurare è il primo passo
La qualità dell’aria nelle scuole cambia con l’occupazione, le stagioni, le modalità di ventilazione e il funzionamento degli impianti.
Monitorare la CO₂ permette di rendere visibile una parte importante di questa dinamica e di verificare se il ricambio d’aria risponde alle reali condizioni di utilizzo degli spazi.
Cointec supporta scuole, enti e gestori nella verifica delle condizioni degli ambienti e degli impianti aeraulici, trasformando i dati raccolti in una valutazione tecnica e la valutazione in una priorità d’intervento.
Misurare è il primo passo. Il valore nasce dalla capacità di interpretare il dato e trasformarlo in un intervento tecnico coerente con edificio, occupazione e impianti.
Vuoi approfondire la qualità dell’aria e la ventilazione del tuo edificio scolastico?
Valuta con Cointec le condizioni degli ambienti e degli impianti e individua le priorità di intervento.
FAQ – CO₂, ricambio d’aria e ventilazione nelle scuole
Quali valori di CO₂ sono consigliati in aula?
Il valore di 1.000 ppm è frequentemente utilizzato come riferimento per il comfort e compare anche nella documentazione del progetto SEARCH del Ministero della Salute, con riferimento allo standard ASHRAE 62-1989. Non rappresenta però una soglia sanitaria universale. Per valutare la ventilazione è opportuno considerare anche andamento della concentrazione, valore esterno, occupazione e caratteristiche dell’ambiente.
Quanto spesso bisogna cambiare aria in aula?
Non esiste un intervallo valido per tutte le aule. Numero di studenti, volume del locale, caratteristiche delle finestre, ventilazione disponibile e condizioni esterne modificano la velocità con cui la CO₂ si accumula. Il monitoraggio permette di verificare se frequenza e durata dei ricambi adottati sono sufficienti.
La VMC riduce la CO₂ nelle aule?
Una VMC correttamente dimensionata e regolata rinnova l’aria interna e può quindi limitare l’accumulo della CO₂ prodotta dagli occupanti. L’effettiva capacità dipende però dalle portate, dalla configurazione dell’impianto, dall’occupazione degli ambienti e dal corretto funzionamento del sistema.
Dove posizionare un sensore CO₂ in aula?
Il sensore deve essere collocato secondo le indicazioni del produttore in una posizione rappresentativa della zona occupata. Occorre evitare punti direttamente influenzati da finestre, porte, bocchette di ventilazione, fonti di calore o dalla respirazione ravvicinata delle persone, perché potrebbero alterare la rappresentatività della misura.
Cosa fare se la CO₂ in aula è spesso elevata?
Il primo passo è verificare occupazione e modalità di ricambio dell’aria. Se il problema continua a presentarsi nonostante una gestione corretta della ventilazione, è opportuno valutare edificio e impianti, verificando portate, regolazione, funzionamento e manutenzione dei sistemi presenti.

