fbpx
 

Epidemia colposa omissiva: cosa significa per chi gestisce ambienti indoor (e perché la prevenzione parte dagli impianti)

Epidemia colposa omissiva

27 Gen Epidemia colposa omissiva: cosa significa per chi gestisce ambienti indoor (e perché la prevenzione parte dagli impianti)

Il tema dell’epidemia colposa omissiva è tornato al centro dell’attenzione a seguito di una recente pronuncia della Corte di Cassazione, che ha ribadito un principio molto concreto: la tutela della salute collettiva non riguarda solo ciò che si fa, ma anche ciò che si omette di fare quando esiste un obbligo di prevenzione.

In particolare, le Sezioni Unite hanno chiarito che il delitto di epidemia colposa può configurarsi anche attraverso una condotta omissiva, cioè per “non aver impedito” un evento che si aveva il dovere giuridico di impedire.

Per chi gestisce ambienti indoor (uffici, scuole, hotel, strutture sanitarie, ambienti produttivi), questa non è una questione astratta: richiama la necessità di un approccio proattivo e documentabile alla prevenzione dei rischi, compresi quelli legati alla qualità dell’aria interna e alla corretta gestione degli impianti aeraulici.

Epidemia colposa omissiva

Cosa significa “epidemia colposa omissiva” in parole semplici

Cominciamo dalle basi. Nel Codice Penale il delitto di epidemia è disciplinato dall’art. 438 c.p. (epidemia) e, nella forma colposa, dall’art. 452 c.p. (delitti colposi contro la salute pubblica, che richiama l’epidemia colposa).

Il punto discusso negli ultimi anni è stato questo: si può parlare di epidemia colposa anche quando non c’è una “condotta attiva” di diffusione, ma un’omissione? Le Sezioni Unite hanno risposto in senso affermativo, in presenza dei presupposti richiesti per i reati omissivi impropri, richiamando anche la regola generale dell’art. 40, comma 2, c.p.: non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo.

In sintesi, l’omissione diventa penalmente rilevante quando:

  • esiste un obbligo giuridico di attivarsi (posizione di garanzia),
  • l’omissione è collegata all’evento da un nesso causale (valutato secondo i criteri propri della materia),
  • l’omissione è connotata da colpa (negligenza, imprudenza, imperizia, o violazione di regole cautelari).

Perché questa notizia riguarda anche la qualità dell’aria indoor?

Quando si parla di salute collettiva e prevenzione, la qualità dell’aria indoor entra in gioco perché:

  • molte persone trascorrono gran parte della giornata in ambienti chiusi;
  • ventilazione, filtrazione e manutenzione influiscono su comfort, benessere e gestione del rischio;
  • la prevenzione efficace richiede misure tecniche, procedure e soprattutto tracciabilità.

Negli ambienti indoor, infatti, i “segnali” di un problema spesso sono subdoli: aria pesante, odori ricorrenti, umidità fuori controllo, polveri, irritazioni, calo di concentrazione. Cointec lo racconta già in modo chiaro in contenuti divulgativi dedicati ai segnali in casa e al ruolo del monitoraggio.

Il punto non è “fare allarmismo”, ma mettere in campo una gestione che regga anche a una domanda semplice: «Cosa hai fatto, quando, come e con quali evidenze?».

Dalla teoria alla pratica: cosa cambia per chi ha “posizioni di garanzia”

La pronuncia delle Sezioni Unite è rilevante soprattutto per chi ricopre ruoli con responsabilità organizzative e di prevenzione (datori di lavoro, dirigenti, preposti, funzioni HSE/RSPP, facility management).

Traslando il concetto in un contesto “aria indoor”, significa che non basta intervenire quando il problema esplode: serve dimostrare di aver lavorato prima su:

  • prevenzione,
  • controllo,
  • manutenzione,
  • miglioramento continuo.

Questa logica è coerente con un principio operativo che noi di Cointec ribadiamo in diversi contenuti: misurare, intervenire, verificare e documentare (videoispezioni, campionamenti, report, piano di controllo).

Epidemia colposa omissiva

Vuoi sapere se l’aria nei tuoi ambienti è davvero sana? Richiedi subito una nostra consulenza tecnica.

5 pilastri di prevenzione “difendibile” sulla qualità dell’aria indoor

1) Un piano di gestione (non solo interventi spot)

Un impianto non si gestisce “a chiamata” quando qualcosa non va. Serve un piano che definisca:

  • frequenze,
  • responsabilità,
  • criteri di priorità (tipologia edificio, affollamento, criticità),
  • indicatori e soglie operative.

Qui vi abbiamo raccontato la logica della manutenzione e delle verifiche periodiche come fattore chiave per efficienza e salubrità.

2) Manutenzione e igiene degli impianti aeraulici (con metodo)

La manutenzione non è solo “pulizia estetica”: quando si parla di igiene aeraulica, conta la completezza dell’intervento e la sequenza corretta delle fasi (pulizia meccanica, eventuale disinfezione, ispezione post, relazione tecnica, piano di controllo).

3) Monitoraggio: la CO₂ come indicatore pratico (e non solo)

Tra i parametri utili, la CO₂ è spesso una metrica concreta per leggere il ricambio d’aria e l’occupazione degli ambienti. L’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato un documento tecnico sull’uso della CO₂ come guida negli ambienti indoor.

Attenzione: il monitoraggio serve quando porta a azioni correttive (tarature, portate, orari di funzionamento, manutenzione, verifica filtri). Qui un utile inquadramento del monitoraggio, secondo questo schema: dati → decisioni → evidenze.

Epidemia colposa omissiva

Hai bisogno di assistenza per il monitoraggio dell’aria nella tua azienda?

Contattaci e richiedi una consulenza.

4) Evidenze tecniche e documentazione: il “registro” che fa la differenza

In ottica di responsabilità, la documentazione non è burocrazia: è tracciabilità.

Alcuni esempi:

  • schede intervento e check-list,
  • report fotografici pre/post,
  • esiti videoispezioni,
  • relazioni tecniche,
  • piani di sorveglianza,
  • (dove previsto) esiti di campionamenti fisici e microbiologici.

Cointec evidenzia quanto la relazione tecnica finale e l’ispezione post-bonifica siano decisive per certificare l’efficacia e per programmare i controlli successivi.

5) Campionamenti e analisi microbiologiche: quando servono (e come impostarle)

In alcuni contesti, oltre ai parametri fisico-chimici, è utile ragionare su campionamenti microbiologici secondo criteri e protocolli coerenti con le buone pratiche di settore.

Cointec ha dedicato un approfondimento specifico al tema del campionamento microbiologico degli impianti aeraulici.

Se questa notizia e questo tema ci insegnano qualcosa, è che la prevenzione efficace è quella organizzata: un mix di verifiche, monitoraggio, interventi mirati e documentazione.

A seconda del contesto:

  • in azienda può essere utile ragionare sulla pulizia e igiene dei terminali (es. fancoil) e sull’impostazione di un piano verifiche;
  • in ambito domestico, la corretta manutenzione dei sistemi di ventilazione (es. VMC) è parte della gestione della qualità dell’aria.

Checklist rapida: 10 segnali che meritano attenzione (senza panico)

Se ti riconosci in più di 2–3 punti, vale la pena fare un check più strutturato:

  • odori ricorrenti quando parte l’impianto,
  • aria “pesante” a fine giornata in sale riunioni / aule,
  • lamentele frequenti (mal di testa, secchezza, irritazioni),
  • condensa o muffe che tornano,
  • filtri sostituiti “a sentimento” o senza calendario,
  • impianti mai verificati internamente (soprattutto dopo lavori o ristrutturazioni),
  • polvere anomala vicino alle bocchette,
  • locali molto affollati senza misurazioni (CO₂),
  • aumentano guasti e calano prestazioni (costi che salgono),
  • mancano report o documenti che raccontino cosa è stato fatto.

Se vuoi capire quali evidenze è utile raccogliere, come impostare un piano di verifiche igienico-sanitarie e quali indicatori monitorare per la qualità dell’aria indoor, Cointec può supportarti con un approccio tecnico e documentabile, pensato anche per rispondere ai profili di responsabilità connessi all’epidemia colposa omissiva.

Contattaci!

Per informazioni: igiene@cointecsrl.it 039 6902682

Domande frequenti su epidemia colposa omissiva e gestione degli impianti indoor

Epidemia colposa omissiva significa che basta una mancata manutenzione per configurare un reato?

No: la giurisprudenza richiede presupposti specifici (obbligo giuridico, nesso causale, colpa). La notizia, però, rafforza l’idea che l’omissione di misure doverose può diventare rilevante quando si gestiscono rischi che impattano la salute collettiva.

Chi è tipicamente “in posizione di garanzia” in un’organizzazione?

Dipende dall’assetto organizzativo, ma in generale rientrano ruoli con responsabilità di prevenzione e gestione (datore di lavoro, dirigenti, figure HSE/RSPP, preposti, facility). È il punto sottolineato anche nei commenti alla pronuncia.

Perché si parla di CO₂ quando si parla di qualità dell’aria indoor?

Perché la CO₂ può essere un indicatore pratico del ricambio d’aria e dell’occupazione. L’ISS ha pubblicato indicazioni tecniche sull’uso delle misurazioni di CO₂ come guida in ambienti indoor.

Che differenza c’è tra pulizia e bonifica o sanificazione degli impianti dell’aria?

La differenza sta nel metodo, nella completezza e nella sequenza corretta delle fasi: pulizia meccanica, eventuale disinfezione, ispezioni e verifiche post, relazione tecnica e piano di controllo.



Play Video

Cointec e il servizio CoolClean presso lo Sheraton Milan Malpensa Airport Hotel & Conference Center

Cointec Srl
Panoramica privacy

Questo sito Web utilizza i cookie per consentirci di offrire la migliore esperienza utente possibile. Le informazioni sui cookie sono memorizzate nel tuo browser ed eseguono funzioni come riconoscerti quando ritorni sul nostro sito web e aiutando il nostro team a capire quali sezioni del sito web trovi più interessanti e utili.

È possibile regolare tutte le impostazioni dei cookie navigando le schede sul lato sinistro.

Maggiori informazioni riguardo la Privacy